| Se si volesse comprendere
che musica suonano i Radiohead, niente renderebbe di più l'idea
di questi pochi versi contenuti in No Surprises: la gemma che
si staglia luminescente sull'ultimo prezioso OK Computer. Infatti
per il gruppo di Tom Yorke, più che di genere musicale, occorre
parlare di visione del mondo. Tutto ciò che di malinconico ed
ossessivo vi può venire in mente, nelle loro liriche c'è. Tutta
l'irruenza e la carica critica contro un sistema che propone
valori falsi e stili di plastica c'è. C'è, dunque, attitudine
punk nel loro approccio, ma scordatevi borchie e spilloni, dimenticate
gli scaracchi sul pubblico, i pipistrelli addentati o i topi
sbudellati; qua c'è un velo, c'è un sentire diverso. C'è arte
nelle flebili armonizzazioni cantate.
Ma parliamo di musica: i Radiohead non
hanno sbagliato un disco. Sono i REM inglesi, gli Smiths dell'odierno
presente (onore e gloria sempiterna a Morrissey). I ragazzi
riescono in ciò che quei cazzoni degli Oasis sognano la notte
nei loro sogni migliori: il suono Brit, la vera musica che
fonde ritmo e melodia, innovazione e contenuti.
Io li ho visti due volte dal vivo, la prima
quasi quattro anni fa in una stipatissima discoteca milanese
e le mie braccine si riempirono di pelle d'oca, ed i miei
peletti si drizzarono. Ora mi accingo ad affrontare un terzo
incontro. Lunedì 19 Giugno, alla Villa Reale di Monza, per
la seconda serata di una due giorni esaurita da mesi. Non
fate l'errore di perdere una delle poche rock band (U2, REM,
Nirvana) che divina dimora nell'Olimpo degli anni novanta.
Fate di tutto per entrare in Villa: l'arte
dispensa emozioni e non tradisce mai.
Paolo Ornaghi
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