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C'è un luogo, fuori di molto dai confini
della città, che si staglia al di sopra delle fabbriche, degli
edifici e dei campi inerpicandosi su di una rigogliosa collina.
C'è una chiesetta in cima a questa collina ricoperta da vigne.
Questo luogo è uno dei fiori all'occhiello della Brianza:
è Montevecchia, un piccolo borgo che ha mantenuto vive le
tradizioni rurali e contadine, impreziosendole con un'immutata
bellezza architettonica ed armonia estetica.
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Per chi non c'è mai stato, potrebbe apparire
come un luogo incantato, di una bellezza pura recante in sé
una profonda forza buona, morale: sempre se costui arrivasse
in auto o in moto. Mentre se, malauguratamente, avesse scelto
la bicicletta per una scampagnata domenicale, tutto questo
preambolo poetico, estetico, patetico, andrebbe scemando e
chi scrive si prenderebbe dello scemo.
È, infatti, una salita per il miglior Pantani quella che adunghia
la collina che conduce a Montevecchia. E solo i veri Iron
Man, pluri campioni di Triatlohn ci possono arrivare senza
lasciare sull'asfalto polmoni e quadricipiti. Ma se si ha
la fortuna di arrivare su quando il tramonto è al suo massimo,
si può ammirare dal ciottolato medioevale, una serena e splendida
luna che sorge, tutta la pianura, e se il cielo è terso lo
sguardo arriva fino agli aerei che atterrano come lucciole
su Linate. Ed ogni fatica è ripagata, ogni distanza colmata.
Ma a chi non bastassero queste cose per riempirsi l'anima,
sappia che Montevecchia, pullula anche di meraviglie per riempirsi
la pancia. Passeggiate per la piazzetta centrale e scegliete
uno dei localini terrazzati sulla Brianza, oppure, se siete
più arditi (e se siete arrivati in cima in bici lo siete di
sicuro), prendete lo stretto e sterrato carruggio all'estrema
destra. Seguite con fiducia la via per un tratto coperto di
viti e... meraviglia delle meraviglie, assettatevi al ristorantino
e gustate il Montevecchia's tomino. Un formaggio invecchiato
simile al caprino, dal sapore schietto e gradevole, che, a
richiesta, viene servito con salumi tipici e nostrani, uova
e sottaceti variegati. Innaffiate queste delizie con un vino
locale, ruspante e brianteo fino al midollo. Contadino, sincero.
Vi commuoverete.
Paolo Ornaghi
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