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Idroscalo: ovvero una gita domenicale fuori
porta
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Circumnavigando
il bacino si ottengono appunti e suggestioni: al chilometro
0,005 (a cinque metri) prima pausa. Tento di suggestionarmi,
invano.
Al chilometro 0,007 due squadre di palla a canoa (non so se
la disciplina sportiva si chiama così) si stanno fronteggiando
in un match più cruento del rollerball date le pagaie in gioco
e in faccia.
Al chilometro 1,9 mentre un Alitalia mi sorvola in decollo da
Linate, mi sovviene la canzone di Jannacci del barbone che sapeva
solo la strada per andare all'Idroscalo, perché lì, tempi addietro,
conobbe il grande amore. Procedo tra piante, cani ed erbetta
tagliata, schivo i ciclisti e schifo le cicliste e prendo l'intertempo
della prima metà della circumnavigazione del bacino idrico attorniato
da pic-nic selvaggi e fornelli fumanti: mezz'ora spaccata! E
son talmente spaccato da chiedere informazioni su una strada
che è ovale come una pista d'atletica attorno al campo di calcio.
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"Si, si, sempre dritto, non può sbagliare,
guardi dipende da come cammina.
Se il ritmo è brillante in meno di un'ora ce la fa.
Tre quarti d'ora al massimo".
Al chilometro 2,5: strada interrotta per lavori.
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Occorre fare la sporca
e aggirare la rete sorpassando il divieto. Osservando l'acqua
mi stupisco di come sia stagnante ma pulita (come è possibile?
Come fanno? È un miracolo!).
Tra le canne di bambù, fruscianti di paperelle un bambino
mi pedina, mi supera, si fa superare, mi risupera e chiama
MAMMAA!
Prima dell'arrivo al chilometro quattro, controllo se la mia
falcata è stata brillante tra il sudore grondante. Ahh...
un gelato rinfrescante.
E sempre Jannacci presente nella mia mente: "L'era 'l prim
a menà via perché l'era un barbun".
Paolo Ornaghi
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