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Trovo un posto al centro del giardino.
Mi siedo, la Gisella mi lascia il listino e corre da altri
clienti. Quasi, quasi prima dell'anguria di faccio una bella
porzione di lardo. Aspetto seduto al fresco e guardo l'interno
del bar. Tra girasoli di stoffa, piatti di rame e quadretti
scopro due capolavori. Due copie del famoso "Ubriacone" del
sommo maestro Teomondo Scrofalo. Sì, proprio quello che si
è fatto famoso al Drive In di Greggio
e D'Angelo. Questa è cultura.
Mi sto scofanando il lardo e incrocio lo
sguardo con una carina che si lecca le dita sporche di ketchup.
Vuoi vedere che il lardo e la patatina si appiccicano uno
sull'altra? No, riprende a parlare con il tipo. Alto un metro
e un seme d'anguria.
Va bene, diamo un'occhiata in giro. Un
gruppetto di milanesoni che parlano come i polentoni, due
che si insultano in amicizia, un gruppetto di sciurotti con
mogli chic e poi compagnie varie. L'anguria! E adesso, i gandolini
li sputo o li mangio? Mi scappa la pupilla e vedo una giapponese
con uno. Ne approfitto per andare in bagno e le passo vicino.
Azzz… mi guarda!
A proposito, bagni di lusso e puliti. La
turca con tanto di due rotoli di carta quasi nuovi e la pattumierina
a conchiglia. Il lavamani è a due passi dalla giapponese e
il tipo è entrato nel bar. Le chiedo se vuole il mio numero
di cellulare. Questa mi risponde che è coreana e non capisce
un cazzo di italiano... è andata male.
Finisco l'anguria e da una compagnia di
sbarbati che gridano le ordinazioni sbuca una gorillina bionda
platino, tappezzata di seta in rilievo nera. Una dea del kitsch
accompagnata dall'amica col piercing all'ombelico e le scarpe
scatarrifrangenti. Le chiedo se le ha rubate ai dipendenti
dell'AMSA, tanto per fare una battuta. Questa si incazza e
mi suggerisce di guardarmi allo specchio.
Penso al mio aspetto e le dico che almeno
sto comodo. Le infradito fanno circolare l'aria ai piedi,
i bermuda alle gambe e la canotta all'ascella. Con uno sguardo
mi invia gentilmente a fanculo. Ma si, si è fatto tardi, meglio
pagare e non rovinare il clima tranquillo. Saluto la signora
che mi ha dato lo scontrino fiscale e vado al parcheggio.
Accendo la bestia. Metto la radio a manetta e la gorillina
mi guarda con uno sguardo birichino. La prossima volta ti
offro un clinto, e ti faccio entrare nella cabina dell'Apecar,
adesso è tardi.
Emilio Ratti
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