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Comunque qualcosa di buono lo fece visto che parlò di me a
tutte le infermiere, dicendo che ero un grande reporter e
che avevo un futuro nel campo dell'editoria; questo combinato
alla mia faccia triste mi diede via libera per qualche tastatina
qua e là. Quando mi trasferirono dalla terapia intensiva al
reparto di degenza, il mio compagno di stanza, che era sui
quarantacinque, non smetteva mai di parlare di borsa; Mibtel,
azioni, fondi di investimento, nuovo mercato, balle che salivano
e balle che scendevano. Così mentre di notte, con un mazzo
di carte truccate, spillavo le pensioni ai vecchietti giocando
a poker, di giorno mi dovevo sentire tutte queste fregnacce
da cristiano in giacca e cravatta.
Diventai veramente un vero trader,
tanto che, appena uscii da quella gabbia di matti (medici
compresi), mi bruciai in una sola settimana i soldi che avevo
pazientemente (?!?) risparmiato per donare al mio mostro delle
nuove marmitte cromate con scarico aperto. Solo ora, guardando
il mio bicchiere, mi vien chiaro il collegamento tra la borsa
e questo locale: il Cuore, venendo dal centro, venti metri
sulla destra prima delle colonne di S. Lorenzo. Qui c'è veramente
una corrispondenza tra quello che paghi e quello che bevi;
i bicchieri sono belli grandi e il ghiaccio non li riempie
completamente, lasciando molto spazio al condimento.
Non solo un ubriacone dilettante ha avuto
qualche problema uscendo da questa porta, molti hanno mal
interpretato il sistema di pesi e misure adottato qui dentro.
Quanto a me, sarà perché di soldi non ne ho molti e ho la
gola sempre asciutta, sarà perché la sua architettura cupa
e fuori dall'ordinario si adatta bene alle mie membra di pipistrello;
questo posto per me ormai è come una seconda casa.
Luigi Coscia
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