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Il problema principale è che odio
sia la folla, sia bere nei bicchieri di plastica, quindi finché
posso, cerco di rimanere estraneo a tutte due le cose. Preso
posto sullo sgabello fisso il barista e ordino una Vodka liscia
con zucchero di canna e lime, mi giro per dare un'occhiata
al locale, -errore fatale-, così, quando mi ripresento al
cancelletto di partenza, il bicchiere è già lì: subito il
palato capisce che c'è qualcosa che non va, quindi, per un
indagine più accurata metto in funzione il mio radar di pipistrello
e, "Cristo Santo", scorgo tra le bottiglie la Vodka "Spitaloff",
prezzo del discount al dettaglio 4000 lire.
"Ei, roccia!" faccio verso il barista;
lui si gira, "Qui non c'è nessuna roccia!" risponde grezzo,
avendo già capito l'antifona; "Senti, se mi rifai quello che
ti ho chiesto siamo amici come prima", "Ascoltami bene perché
io parlo una volta sola" mi fa lui in tono non da catechista,
avvicinandosi e posando i gomiti sul bancone, "Io e te non
siamo amici, e questo E' ESATTAMENTE quello che mi hai chiesto!";
guardo i suoi bicipiti, poi le mie smilze braccia e la mia
pancia gonfia, quindi adagio il mio sguardo sul mio beverone
di scarsa qualità in senso di rinuncia: il Giuda si allontana
vincente con un mezzo ghigno idiota.
Bevo con disgusto, e penso al modo
migliore per prenderlo alle spalle appena chiuderà il locale,
ed ecco che una chitarra fresca e genuina arriva alle mie
orecchie, guardo in fondo alla sala e vedo un ragazzo con
uno stile campagnolo e un accenno di calvizia; canta e suona
tutto solo su un piccolo palco ("eccolo qua il mio concerto!");
ha la faccia spenta peggio della mia, ma è bravo, mica balle;
subito alla prima canzone lo battezzo "Jimmy Chitarrina",
e quando mi regala la sigla di "Daitan 3"in versione Nino
D'angelo, quasi ordino qualcos'altro da bere (fossi matto!).
Esco, butto l'occhio sull'insegna, "Last Blast" dice, accendo
una sigaretta e mi allontano lungo il naviglio in cerca di
miglior fortuna.
Luigi
Coscia
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