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Quarto comandamento

Ricordati del giorno del riposo per santificarlo. Lavora sei e fa' tutto il tuo lavoro, ma il settimo giorno è giorno di riposo, consacrato al Signore Dio tuo; non fare in esso nessun lavoro ordinario, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo servo, né la tua serva, né il tuo bestiame, né lo straniero che abita nella tua città; poiché in sei giorni il Signore fece i cieli, la terra, il mare e tutto ciò che è in essi, e si riposò il settimo giorno; perciò il Signore ha benedetto il giorno del riposo e lo ha santificato. (Esodo 20: 8-11)

 

Stasera che, stanco morto per una settimana infernale, mi metto alla scrivania per scrivere questo pezzo, le parole del Signore mi suonano particolarmente gradite. Osserva il giorno del riposo… La parola sabato mi richiama subito una lunga discussione con un amico avventista che, un martedì pomeriggio, ha cercato di convincermi che il sabato in se stesso ha un significato speciale e l'avere spostato alla domenica il giorno del Signore è un tradimento del comandamento.

Devo dire che il fatto di chiamare il giorno del Signore sabato o domenica non mi fa alcuna differenza; ma ero d'accordo con lui: il sabato è un giorno in cui la comunione con Lui dovrebbe essere particolarmente intensa... Non so se avete mai letto qualche libro di Chaim Potok, dove si sofferma sui sabati festeggiati dagli ebrei ortodossi, lunghi e festosi pranzi comunitari dopo il culto in sinagoga, pomeriggi passati a discutere di Torah, della Parola del Signore.

Il sabato (o domenica) ideale lo immagino un po' così… Peccato poi che la realtà sia un po' diversa… Già, le nostre domeniche metropolitane… Passi una settimana a lavorare, ti spacchi la schiena attaccato a qualche macchina in fabbrica o al computer in ufficio, ti sopporti i clienti allo sportello di qualche agenzia, passi la merce davanti al lettore ottico, piegato sulla cassa di qualche supermercato, spazzi le strade o raccogli rifiuti… E finalmente arriva la domenica, resa ancora più bella da questa settimana infame: alzarsi tardi, attaccarsi alla consolle della play station oppure navigare tutto il giorno su internet alla ricerca di chissà quale sito piccante o faceto.

Se sei fortunato, il centro commerciale è aperto (non ti preoccupare, chi ci lavora segue un altro calendario e celebra il sabato di lunedì); così puoi dedicarti allo struscio, immerso in un mare di ragazzine tacchettate una spanna e con l'ombelico sporgente; peccato solo per le patacche di gel che i tredicenni ti lasciano sulla maglietta domenicale…

Attento, però, che a casa c'è il gran premio e per i più impegnati "Domenica in": se fai in fretta arrivi al pelo per l'incidente di rito o per la tettuta di turno, trafelato e con le borsone rigurgitanti indispensabili inutilità sulla moquette davanti alla TV.

E la sera il rito del calcio. Già, sempre, però, che tua moglie, i figli o il solito amico non ti abbiamo obbligato al sollazzo di un pomeriggio in campagna… Se ti salva la voce amica di Pizzul che gutturalizza dalla radiolina mboscata in qualche tasca, con auricolare a raggi infrarossi, resta l'inevitabile compagnia dei panini, delle formiche, della maionese sul tappetino della macchina e dell'inevitabile pallone dei vicini che ti rovescia il caffè. E poi, magico, il ritorno sulla statale Milano Lecco, imbottigliato con milioni di bestemmianti automobilisti, col sole che, tramontando dietro ad una verde bandiera padana, ti ricorda che la domenica, il giorno del Signore, sta per lasciare il passo ad un'altra settimana di traffico e lavoro…

In fondo anche tutto questo può essere bello, ma ho l'impressione che qualcuno manchi all'appello… Non eravamo qui per parlare di Lui? Ma il Signore dov'era? Non era il suo giorno? Già, scusate, dimenticavo delle bestemmie degli automobilisti imbottigliati, volte in generosa copia al suo nome.

 

Eric Noffke    

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