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Stasera che, stanco morto per una settimana infernale,
mi metto alla scrivania per scrivere questo pezzo, le
parole del Signore mi suonano particolarmente gradite.
Osserva il giorno del riposo… La parola sabato mi richiama
subito una lunga discussione con un amico avventista
che, un martedì pomeriggio, ha cercato di convincermi
che il sabato in se stesso ha un significato speciale
e l'avere spostato alla domenica il giorno del Signore
è un tradimento del comandamento.
Devo dire che il fatto di chiamare il giorno del Signore
sabato o domenica non mi fa alcuna differenza; ma ero
d'accordo con lui: il sabato è un giorno in cui la comunione
con Lui dovrebbe essere particolarmente intensa... Non
so se avete mai letto qualche libro di Chaim Potok,
dove si sofferma sui sabati festeggiati dagli ebrei
ortodossi, lunghi e festosi pranzi comunitari dopo il
culto in sinagoga, pomeriggi passati a discutere di
Torah, della Parola del Signore.
Il sabato (o domenica) ideale lo immagino un po' così…
Peccato poi che la realtà sia un po' diversa… Già, le
nostre domeniche metropolitane… Passi una settimana
a lavorare, ti spacchi la schiena attaccato a qualche
macchina in fabbrica o al computer in ufficio, ti sopporti
i clienti allo sportello di qualche agenzia, passi la
merce davanti al lettore ottico, piegato sulla cassa
di qualche supermercato, spazzi le strade o raccogli
rifiuti… E finalmente arriva la domenica, resa ancora
più bella da questa settimana infame: alzarsi tardi,
attaccarsi alla consolle della play station oppure navigare
tutto il giorno su internet alla ricerca di chissà quale
sito piccante o faceto.
Se sei fortunato, il centro commerciale è aperto (non
ti preoccupare, chi ci lavora segue un altro calendario
e celebra il sabato di lunedì); così puoi dedicarti
allo struscio, immerso in un mare di ragazzine tacchettate
una spanna e con l'ombelico sporgente; peccato solo
per le patacche di gel che i tredicenni ti lasciano
sulla maglietta domenicale…
Attento, però, che a casa c'è il gran premio e per
i più impegnati "Domenica in": se fai in fretta arrivi
al pelo per l'incidente di rito o per la tettuta di
turno, trafelato e con le borsone rigurgitanti indispensabili
inutilità sulla moquette davanti alla TV.
E la sera il rito del calcio. Già, sempre, però, che
tua moglie, i figli o il solito amico non ti abbiamo
obbligato al sollazzo di un pomeriggio in campagna…
Se ti salva la voce amica di Pizzul che gutturalizza
dalla radiolina mboscata in qualche tasca, con auricolare
a raggi infrarossi, resta l'inevitabile compagnia dei
panini, delle formiche, della maionese sul tappetino
della macchina e dell'inevitabile pallone dei vicini
che ti rovescia il caffè. E poi, magico, il ritorno
sulla statale Milano Lecco, imbottigliato con milioni
di bestemmianti automobilisti, col sole che, tramontando
dietro ad una verde bandiera padana, ti ricorda che
la domenica, il giorno del Signore, sta per lasciare
il passo ad un'altra settimana di traffico e lavoro…
In fondo anche tutto questo può essere bello, ma ho
l'impressione che qualcuno manchi all'appello… Non eravamo
qui per parlare di Lui? Ma il Signore dov'era? Non era
il suo giorno? Già, scusate, dimenticavo delle bestemmie
degli automobilisti imbottigliati, volte in generosa
copia al suo nome.
Eric
Noffke
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