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Quella precauzione nasceva dalla convinzione che se
io conosco il tuo nome, posseggo qualche cosa di te
ed ho, così, una chiave per accedere all'intimo della
tua persona, un accesso che posso anche usare per farti
del male. Se credete che queste siano convinzioni antiche
e passate, provate a chiamare al telefono un numero
sbagliato e notate quante persone vi dicono il loro
nome… Quasi nessuno! Quell'arcana paura resta anche
oggi nel nostro inconscio. Ed è anche comprensibile
perché, se voi conoscete una persona per nome, alcune
sue barriere di protezione sono cadute ed ora tra di
voi esiste un legame. Avete perso entrambi la stupenda
difesa che l'anonimato può dare: un nuovo vincolo adesso
vi lega! Se questo aspetto è forte anche oggi, pensate
come doveva esserlo tremila e più anni fa, quando questa
parola venne data al popolo di Israele.
Non pronunciare il nome del Signore, Dio tuo, invano…Dio
ha aperto una nuova relazione con l'umanità scegliendosi
un popolo, si è svelato concedendo il suo nome, regalando
una chiave per entrare in contatto con lui. Questo nuovo
rapporto salva, ma deve anche essere usato propriamente.
Chi di voi sfrutterebbe un amico, solo perché disponibile?
Lo stesso vale per Dio.
Lui offre la salvezza, una nuova vita in lui, ma facciamo
attenzione a non approfittarne: questo rapporto deve
essere vissuto responsabilmente. Non dobbiamo dimenticare
che questo comandamento era soprattutto diretto contro
l'uso del nome di Dio nella magia, diffusissima allora
quasi come oggi; anche questo suo aspetto arcano rende
l'ammonizione ancora stranamente attuale.
Come nella magia, infatti, anche nelle ideologie di
questo mondo si crede al potere delle parole e soprattutto
dei nomi; così, oggi come ieri, ogni potere, oppressivo
o meno, cerca di accaparrare per se il volere di Dio;
ricordiamoci ad esempio delle fibbie dei militari tedeschi
della seconda guerra mondiale (su cui era scritto "Dio
è con noi") oppure delle monete statunitensi con il
motto "noi abbiamo fede in Dio".
Anche le chiese si accaparrano volentieri il nome di
Dio per giustificare il loro potere e la loro azione;
si veda la recente e discutibile dichiarazione vaticana
"Dominus Jesus": questo è solo un esempio di come si
possa usare invano il nome di Dio, arrogandosene la
proprietà, un esempio di vera e propria bestemmia. In
una parola, dunque, questo comandamento ci ricorda il
rischio della relazione con Dio, un rischio a cui lui
per primo si è esposto. Non si tratta semplicemente
un divieto della fastidiosa abitudine di imprecare contro
di Lui, come sovente viene superficialmente insegnato.
La bestemmia del suo nome è qualche cosa di molto profondo:
è tradire il rapporto che Dio, faticosamente, cerca
di instaurare con noi.
Eric
Noffke
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