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Quante pretese questo Dio che viene e si presenta come
il "tuo Dio", il liberatore dalla schiavitù, e poi comincia
a dare ordini. Irritante per noi, figli beati dell'occidente
che accettiamo ordini solo dalla televisione che ci
spiega ciò che vogliamo. A noi piace "scegliere" tra
mille prodotti colorati e scintillanti dagli scaffali
di un supermercato, selezionare i nostri dei secondo
il "nostro" gusto, secondo la loro simpatia, secondo
il modello vincente del momento: il nostro dio della
musica, il nostro dio della politica, il nostro dio
dello sport e della moda, il dio supremo del denaro,
il dio inquietante e trasgressivo della droga, il dio
inebriante del potere…
Per ogni ambito della vita ne abbiamo uno che ci spiega
che cosa fare e che cosa è importante per costruire
la nostra esistenza: c'è sempre un dio in offerta che
aggrada i nostri gusti e titilla i nostri sensi, appagandoli
nella nebbia del piacere, pronto a liberarci dalle paure
e dalle ansie quotidiane e a farci sentire a posto con
noi stessi e con gli altri.
Basta aprire un giornale, basta accendere la televisione,
basta scendere in strada o andare al bar: sono tutti
lì che ci aspettano, bramosi di liberarci e di sollevare
la nostra vita da tutti i suoi pensieri col fumo delle
loro parole. Sono tanti, sono belli, sono accattivanti.
Soprattutto, ci cullano nell'illusione che un giorno
noi (se siamo giovani) o i nostri figli (se siamo vecchi
illusi) saremo accolti, magari anche solo per un fugace
momento, nell'olimpo smagliante di questi dei drammaticamente
sorridenti.
Che cosa ce ne facciamo, allora, di un Dio che arriva
e si presenta: ciao, sono il tuo Dio, quello che ti
ha liberato dalla schiavitù?
Primo: io ti conosco? Non
ti ho mai visto in pubblicità né alcun amico ti ha mai
presentato.
Secondo: non mi sembra
di averti mai comprato o avuto in regalo alle stazioni
di benzina… Sei davvero mio?
Terzo: quando mai sono
stato schiavo e mi hai liberato? Non siamo in democrazia?
Forse mi hai confuso con qualcuno del terzo mondo…
Questo Dio ci imbarazza, ci mette a disagio, va contro
tutta l'educazione che abbiamo ricevuto. E poi ci dà
fastidio questa storia del conto aperto con lui: che
cosa vuol dire che ci ha liberati? Non ci piace sentirci
in debito. Soprattutto c'è una cosa che non va: la sua
pretesa di essere unico; noi vogliamo scegliere e cambiare
quando ci aggrada, perché dopo un po' il codino di Baggio
stanca ed è più maschia la rasata di tre giorni di Ronaldo…
Poi non è fotogenico, non ci possiamo fare neanche un'immagine
di lui (vedi la prossima puntata).
Allora… Chiudiamo la porta e lo lasciamo fuori; poi,
visto che la sua apparizione ci ha inquietato, magari
accendiamo la televisione e ci annebbiamo i pensieri
nel mondo dorato di una telenovela.
Eppure qualche volta ci turba i pensieri.
Tra un Magnum e una vacanza alternativa ci può cogliere
un senso di insoddisfazione ed allora pensiamo a questo
strano Dio con le sue pretese e le sue promesse. Ma
come può esserci un solo Dio? Come può esserci un solo
punto di riferimento nella mia vita? Uno solo, e sempre
quello, che mi spiega chi sono e quello che la vita
si aspetta da me? No, che noia. Poi magari mi fa anche
le menate sul fatto che mi faccio solo i fatti miei…
No. Decisamente meglio tutti gli altri dei. Ogni tanto
qualche concessione gliela possiamo fare, perché comunque
qualcuno ci crede e magari è vero anche lui; allora
facciamo finta di dire che lui è l'unico Dio, che siamo
monoteisti (una bella parola che ci fa sentire evoluti)…
Ogni tanto in chiesa, ogni tanto un fioretto, magari,
esageriamo, anche del volontariato!
Sicuramente, così, ci sarà sempre qualcuno peggio di
noi. Ma i veri dei, quelli che ascoltiamo, quelli su
cui costruiamo la vita, sono altri e sono tanti, e questo
Dio che pretende di essere l'unico davvero continua
a non piacerci, a farci un po' di paura e preferiamo
lasciarlo fuori dalla porta o, peggio, chiuso in una
chiesa.
Eric
Noffke
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