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La vendetta ti fa sentire onnipotente,
ti fa sentire bene, ti gonfia l'animo di orgoglio. In
una parola, ti fa sentire come Dio.
Eppure, come tutte le cose buone, anche la vendetta
fa male e per questo Gesù mette i suoi discepoli a dieta:
né fredda né calda! La misura del perdonare è perdonare
senza misura - così potremmo parafrasare le parole del
Galileo. Perché? Perché tutte le cose buone finiscono
per fare male?
Proprio perché ogni cosa conserva del buono della creazione
di Dio e del male della sua corruzione.
La vendetta è un male, perché oltre a voi, che vi sentite
come un dio quando avete soddisfatto la vostra sete
di giustizia, ci sono altri quattro miliardi di dei
in tutto il mondo e, quando voi avrete compiuto la vostra
vendetta, state pur sicuri che qualcun altro sentirà
ancora il dovere di aggiustare una situazione che voi,
dal suo punto di vista, avete guastato; allora, sarà
il vostro turno di pagare un conto che, di nuovo, per
voi sembrerà un credito e così via.
Vendetta chiama vendetta, sangue chiama sangue.
Sono meccanismi perversi che fanno molta fatica a fermarsi,
ma che, ammettiamolo, accendiamo con molto piacere.
Per fermare questo meccanismo Gesù afferma che nessuno
di noi è Dio. Al contrario! Ognuno di noi nega tutto
ciò che è divino proprio nella sua pretesa di essere
un dio. C'è un solo Dio e non è, per fortuna, umano.
A Lui, dunque, appartiene la giustizia, a Lui appartiene
la vendetta.
Non è tutto qui: nel ragionamento di Gesù è anche la
prospettiva stessa a cambiare.
In noi, come in tutta la creazione, c'è una tendenza
verso il caos, verso la distruzione, verso il male:
questo è il peccato, almeno in termini biblici, e la
vendetta è un aspetto di questa tendenza alla degenerazione.
L'intento di Dio, fin dalla creazione, è, al contrario,
quello di costruire, quello di edificare, di portare
ordine e giustizia. E se la vendetta porta disordine
e degenerazione, il perdono può essere uno strumento
per fermare la spirale degenerativa e costruire, invece,
in modo positivo. Per questo Gesù esorta prima di tutto
i suoi al perdono, senza limiti. Se poi questo non funziona,
allora si può passare ad altri strumenti; li vedremo
in futuro; ma, prima di tutto, iniziamo dal perdono.
Perché il perdono da una parte ci esonera dalla sensazione
di dover riportare la giustizia (non siamo dei, mettiamocelo
in testa), dall'altra ci permettere davvero di essere
parte di Dio e della sua opera di costruzione.
Un'ultima cosa. Lo scopo della vendetta, dal nostro
punto di vista, è di riportare un ordine infranto, possibilmente
umiliando l'avversario. Ma volete mettere il gusto tutto
pieno che solo il perdono ci può dare, quando, facendo
la prima mossa, rendiamo evidente al nostro "nemico"
tutta la sua rozzezza ed inciviltà?!
Eric
Noffke
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