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Il cantico di Lamek (Genesi 4:23-24)

Lamek disse alle sue due mogli: - Ada e Zilla, ascoltate la mia voce; mogli di Lamek porgete orecchio al mio dire! Ho ucciso un uomo perché mi ha ferito e un giovane perché mi ha contuso. Se Caino sarà vendicato sette volte, Lamek lo sarà settantasette volte.

"Dodici vite sono ancora poche per vendicare un calcio nel sedere": così recita un proverbio corso e nella medesima arcaica atmosfera di vendetta tribale nasce il canto di Lamek, il canto di uno sbruffone machista che vuole esibire forza e virilità. Un antico ritornello che l'autore della Genesi ha voluto inserire qui, proprio dopo il peccato ed il castigo di Caino, per evidenziare la degenerazione dell'umanità che, nata perfetta nel giardino dell'Eden, dopo il peccato di Adamo ed Eva scivola lontana dal suo creatore, invischiata in modo sempre più inesorabile nella palude del suo peccato. Se Dio, infatti, pone un segno su Caino, perché nessuno lo punisca della sua colpa (a me la vendetta…, dirà il Signore in Deuteronomio 35,32), pochi versetti dopo, mentre si raccontano in modo molto schematico alcune tappe del progresso umano, Lamek dimostra di non avere capito nulla e di essersi voluto mettere al posto di Dio: l'Altissimo non è più sentito come una tutela della propria sicurezza e dei propri diritti; bisogna provvedere da soli, meglio, dunque, se si è forti e violenti come Lamek!

Nel mondo lontano da Dio, Lamek la fa da padrone e regna sovrano nelle carceri, nei plotoni di esecuzione, nei boia… È quella "giustizia" umana che uccide o colpisce brutalmente, che vendica invece di riportare l'ordine, che sa solo picchiare nel mucchio nella speranza folle di educare attraverso la paura, ma che proprio dalla paura nasce: sette volte per Caino, settantasette volte per Lamek. E poi? Il prezzo sale insieme alla paura e si pretendono pene sempre maggiori.
A proposito, mondo lontano da Dio è anche la nostra piccola Italia e anche da noi la "giustizia" può essere ancora vendetta e Lamek può voler dire tribunali lenti, processi eterni, carceri sovraffollate e violente, processi politici…

La giustizia di Lamek è dunque quella del più forte, quella della vendetta, personale o di Stato; la giustizia di Dio è quella del segno di Caino (vedi Genesi 4:15) e del decalogo, è la prevenzione del crimine, il dare a chiunque gli strumenti per una vita sensata e significativa ed ottimi motivi per rispettare il prossimo (e il bastone non è un ottimo motivo).
Giustizia di Dio è costruire, non distruggere, proteggere l'innocente e il colpevole e garantire i diritti di entrambi. Per non parlare della giustizia del suo Regno che è perdono (Gesù, quando gli fu chiesto quante volte si dovesse perdonare, rispose, pensando a Lamek, settanta volte sette… Matteo 18:22); ma su questo, ci risentiremo prossimamente.

Eric Noffke    

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