| La miglior difesa è l'attacco; allora,
se è vero che la Bibbia mi mette in questione, voglio
cominciare mettendo in questione Dio stesso con una bella
domanda diretta: perché hai ucciso Onan? Gradirei una
risposta perché, tutto sommato, Onan mi piace… E mi piace
perché è un ribelle. Qualcuno lo vede come un egoista
anche un po' depravato; altri come un bruto maschilista
che calpesta i diritti di una povera vedova. Io, però,
preferisco vedere in lui prima di tutto un ribelle e per
questo mi sta simpatico. Onan si rivolta contro una antica
legge tribale, quella del levirato, che prevede, in caso
di morte di un uomo, che il fratello a lui prossimo si
preoccupi sia della sua vedova (perché non muoia di fame)
sia, soprattutto, di dare una discendenza al fratello
deceduto, a quel tempo considerata l'unica forma di "immortalità"
possibile (oggi neanche quella!). Se siete segretamente
innamorati di vostra cognata, allora tutto va bene. Se
non lo siete, allora tappatevi il naso e datevi da fare…
Oppure, potete scegliere la strada di Onan. Ma attenti
alle conseguenze!!
Onan non voleva dei figli che non fossero suoi, ecco
il suo peccato, la sua colpa. Rifiuta di fare il fuco
per un fratello ormai morto. Potete biasimarlo? Chi
di voi oggi accetterebbe di fare l'inseminatore per
obbligo? Questa è una cosa che si può fare per amore,
non per legge. L'amore o la libertà di scelta, però,
non interessavano la legge del clan, che si curava solo
della sua stessa sopravvivenza. In questa logica, quasi
marziale, il rifiuto di Onan coincide con una diserzione
e merita la morte: Dio stesso porterà a compimento l'esecuzione.
La religiosità degli antichi ebrei, quando ancora vivevano
seminomadi ai confini delle terre fertili di Canaan,
era semplice e diretta: se fai il male, il dio del clan
ti punisce.
Questa, però, non è la nostra religiosità e quindi
inevitabilmente la punizione di Onan, più che il suo
peccato, ci disturba e indigna. Ce n'è di che far nascere
un comitato di difesa, con tanto di sit in di fronte
al tribunale dell'Altissimo! Sinceramente, come lui
si è ribellato alla legge, noi possiamo ribellarci al
testo biblico. Non ci piace, non ci sembra giusta la
sua punizione da parte di Dio e allora chiamiamo Dio
in causa!
Certo, mi potreste dire che dobbiamo leggere la storia
di Onan nel suo tempo e capire che lo scopo dell'autore
era di mettere in luce l'importanza della legge del
levirato, usando un racconto crudo e forte (come la
Bibbia è abituata a fare); non importa quali fossero
le idee di Onan, perché i personaggi servono solo allo
scopo dell'autore: la legge di Dio non può essere trasgredita,
chi lo fa merita la morte! Ok, vi rispondo, ma questo
non mi aiuta a capire il mio rapporto con Dio, che passa
inevitabilmente anche attraverso questo racconto. La
domanda rimane fondamentalmente irrisolta, perché il
testo non ce lo permette, e il desiderio di giustizia
nei confronti di Onan resta. Non posso allora fare altro
che accettare la provocazione di questo testo antico
che ha il coraggio di definirsi sacro; la accetto e
resto in attesa di nuove provocazioni; vedremo alla
fine se avrò capito qualche cosa di più su Dio, sulla
sua giustizia e su me stesso.
P.S. Qualcuno mi sa dire che cosa centra Onan con l'onanismo?
Eric Noffke
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