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Gh'han dà i remulazzit!!! (lo hanno dichiarato colpevole)
Ripercorrendo la cronaca nera di Milano dei primi decenni del secolo appena trascorso si fa fatica a scorgere quell'allarme sociale e quel timore vero che oggi nutre l'intera cittadinanza di fronte agli episodi di criminalità.

 

 

Allora i "delinquenti" erano indicati con il termine certamente più "familiare" e quasi amichevole di "mala" o anche di "ligèra", quest'ultimo termine proprio per voler indicare la "leggerezza" delle azioni criminose tipiche della mala milanese. Non si parlava, allora, di criminalità organizzata, di associazioni criminali con collegamenti internazionali e certamente, la "ligèra" richiamava e suggeriva in qualche modo un certo "attaccamento" alle origini popolari e sociali del fenomeno. La mala viveva ed agiva unicamente nel territorio cittadino addirittura negli stessi e delimitati quartieri Milanesi, si nutriva di un gergo tipico, locale ma non distante e incomprensibile al "popolo". Traeva cioè il proprio linguaggio dal modo di dire dialettale milanese giungendo a creazioni linguistiche quasi poetiche e ricche di richiami scherzosi e ammiccanti.

Secondo le statistiche dell'epoca i quartieri "privilegiati" da merlin, gatt (ladro) o da balos (birbante), crappa (prostituta), violinista (scippatore di strada, richiamando per l'appunto la velocità di esecuzione del musicista), volant (borsaiolo da tranvai), tirador de spada (questuante e scippattore) o dai più "temibili" scapuzzador (rapinatore assassino) e sciampin d'Adam (ladro incorreggibile) erano appunto i quartieri più popolari quali quelli di via Arena, di via del Guast, della strada Calusca, di vicolo Corde, di via Olocati, di via Canonica e in generale nelle vie del Ticinese.

In queste zone si narra che vivessero stabilmente oltre tremila pregiudicati ossia la mala di Milano che per riconoscersi e scongiurare la propria identificazione usava parole tipiche: l'imbroglione diviene quindi il gabolista e se è un vero maestro è gran gratt. ll temuto "sbirro" è il bracch, lo zio, lo svizzer, o il fogna, mentre il carabiniere viene differentemente indicato con caramba, farfallon, cà traversa. Mentre il subdolo poliziotto in borghese è il dràga; e se non si è riusciti a schivar l'oliva (oliva era il colore del carrozzone cellulare, ma significava anche essere prudente) si rischiano le castagnette (le manette). In questa malaugurata ipotesi i suggerimenti non mancano: la prima regola è di non scartà-giò bagatt (di non vuotare il sacco) per salvare l'apòstel (il complice, uniti nella complicità come gli apostoli) e la balla (refurtiva). Si affronterà poi il complott (il processo, forse un richiamo alla giustizia sommaria dell'epoca), si sarà costretti a cantà la canzonetta (raccontare frottole durante l'interrogatorio) al magiorengh (magistrato) rischiando di andar in Brianza (andare in prigione) o di scontare un cocumer (anno di reclusione).

Sophie Blanco    

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