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I gourmet di classe

Entrarci non è per tutti. Ma una volta dentro ci si ritrova immersi nel silenzioso balletto dei camerieri, compreso quello che all'entrata vi tende il braccio e senza dire nulla si aspetta che gli consegnate il soprabito. Niente da fare, al Savini i cappotti non finiscono in equilibrio dietro la sedia.

Si prosegue, sempre immersi nella magnificienza dell'arredo oltre che nella rossa moquette che rende tutto privo di rumori. Persino i commensali parlottano piano, sembra un museo. Perché anche se il cibo è ottimo (a dir poco), c'è quasi da pensare che uno qui ci viene per cenare, pranzare o fare colazione (d'affari s'intende) per immergersi nel lusso di inizio secolo, sempre sobrio, e per il gusto di un servizio impeccabile (ma dove studiano questi ragazzi? Scuola militare?).


Come è cambiata l'allora birreria aperta dal signor Herr Stocker, un giorno di settembre del 1867, in società con un lombardo della Valcuvia di nome Virgilio Savini, che ne diventò ben presto l'unico proprietario, a tal punto che nell'arco di qualche stagione diventò il Salotto di Milano. Parola d'ordine: raffinatezza, lusso, discrezione. A queste tavole si sono seduti da Maria Callas a Lucchino Visconti passanda per Charlie Chaplin e Arturo Toscanini. E così gli anni hanno pazientemente contribuito a costruire un'altro emblema di Milano, al pari, così dicono della Scala e del Duomo (non per nulla si trova in mezzo).

È composto di varie sale e salette dai nomi significativi (Sala Toscanini: atmosfera ed eleganza con un tocco inconfondibile da Maestro) a secondo del gusto e delle comodità ricercate. I menù fanno arcuare la sopraciglia golosa e splancare la bocca solo all'udire: "Trancio di dentice spadellato con finocchi brasati e fumetto montato alle erbette", che aspetto avrà? Oppure "Tortello ai fagioli borlotti con ragù di gamberi e pomodoro fresco al basilico", suona deliziosamente. Dopo un'ottima cena Charlie Chaplin disse: "Non ho mai cenato così bene". Possiamo tutti essere d'accordo.

Oggi l'ex birreria è proprietà della catena alberghiera "Turin Hotels International", pare abbiano anche alberghi sul Mar Rosso dai nomi esotici.

Sophie Blanco     

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