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"Appena esco dal carcere me ne vado a vedere
l'alba sul Montestella". Dragan
"Appena trovo un uomo mi faccio portare da qualche parte a
vedere l'alba". Letizia
Dragan e Letizia risalgono l'erta della Montagnetta, 170 m.
di dislivello sopra i marciapiedi bagnati dalla notte, 15
minuti circa di cammino in salita.
Raggiunta la cima, Dragan stende una coperta sull'erba umida
e dice: "Io avrei un programma tutto mio di educazione dei
giovani, capisci? Li obbligherei a venire qui sopra a vedere
la nascita del sole su Milano, almeno una volta, come una
cosa di scuola. Se non ci vengono non gli rilascio la patente".
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La città è ancora scura. Letizia trova questo ragazzo slavo,
conosciuto otto ore prima, davvero carino. "Lo sai come l'hanno
costruita la montagnetta?" - dice lei - "Con le macerie delle
case distrutte dalle bombe". Lui lo sa.
È un posto romantico, secondo Dragan, appunto perché è fatto
con i pezzi di una storia drammatica. È un posto romantico,
pensa invece Letizia, perché sembra di guardare la fine di
un film, quando l'obiettivo lascia i personaggi alle loro
vite e fa vedere la città dall'alto. Stanno zitti e aspettano
l'alba, finché il ragazzo slavo non dice di essere scappato
dal suo paese per paura della guerra. E in seguito di aver
fatto alcuni errori.
Letizia non parla.
Alla sua ora il primo raggio di sole sfreccia sulla pista
dell'aeroporto di Linate, attraversa il parco Forlanini, sorvola
Città Studi, il centro, passa sotto l'Arco della Pace e illumina
Dragan e Letizia in cima alla collina, proprio mentre lui
si è deciso a toccarle i capelli. Sono le 5:45.
Matteo Moneta
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