Filascetta, già il nome, da leggersi
con la "e" il più sguaiata possibile, tradisce l'origine meneghina
della ricetta adatta a stomaci che non possono aspettare.
Mattina, pomeriggio, sera, quando vi pare basta che dopo non
dobbiate baciare una bella figliola.
Cospargete d'olio una teglia (non
con lo stesso olio con cui preparate la miscela del motorino)
e poi stendeteci la pasta da pane (acqua, farina, lievito
e sale, per i non addetti ai lavori), quindi dopo aver versato
lacrime amare, rosolate, sì, rosolate e non carbonizzate,
una cipolla nel burro senza pensare ai vostri valori del colesterolo.
Cospargete di zucchero e cementate il tutto con uno spesso
strato di formaggio di quelli che filano: sennò che filascetta
è!
Schiaffate tutto in forno, avete
mezz'ora di tempo per rilassarvi, poi fate bocconcini di ciò
che ne sarà uscito e servite ancora bollente; in questo modo
anche se il piatto non sarà uscito un bijou, gli invitati,
troppo intenti a non ustionarsi il palato non penseranno a
criticarvi.
Riccardo Castellani