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 COMUNA BAIRES Nasce il 5 maggio 1969 fondata da Renzo Casali, Liliana Duca e Antonio Llopis Cortada de San Lorenzo. San Telmo. Buenos Aires.

Da un punto di vista strettamente teatrale la nascita della Comuna Baires fu una venuta al mondo corredata da un frammento rubato alla storia, da una memoria d'esperienze e da un'intuizione da perseguire.
II frammento di storia era ancorato all'avventura del Teatro Indipendente argentino, un Movimento organico composto da più di 1500 gruppi teatrali. Un'impronta di teatro di gruppo, quindi, dove i vecchi ruoli capocomicali dovevano essere aboliti, dove attori, autori, registi, macchinisti, spazzini e maschere, avrebbero ruotato al centro della scena, trasformati, per loro panico e delizia, in creatori e militanti dell'immaginario. Una concezione antropologica del teatro e decisamente comunitaria. Ad iniziare dall'economia. Ed anche per questo la Comuna Baires nasceva al teatro rifiutando il verbo "rappresentare", antico pilastro metodologico e ideologico del teatro della finzione borghese e benpensante, cioè del teatro all'italiana. Quel luogo dove si fa finta di credere che l'Autore rappresenti il Conflitto in atto nella società, che lo Spettatore rappresenti la società stessa, che I' Attore si faccia carico del pensiero del regista, e dove il regista fa di tutto per farci credere d'essere lui il fedele traduttore dell'universo creativo dell'Autore. Presentare, quindi, e non più rappresentare. Presentare-me-stesso in quanto uomo e in quanto attore.

Dal 5 Maggio 1969 la Comuna Baires dovette fare i conti con altri 4 colpi militari, l'ultimo dei quali obbligò a cambiare aria e residenza a 40 persone. E fu Milano. E fu la diaspora. Il gruppo si sciolse. Quelli che restarono decretarono il divorzio da qualsiasi tentazione partitica. II risultato si può immaginare. Tempi bui. Incontrarono la "salvezza" in Europa e in giro per il mondo. In questo modo le "prime" avvenivano sistematicamente all'estero, soprattutto a Stoccolma e nei paesi scandinavi, dove furono accolti e gratificati per più di un decennio. E' grazie al movimento teatrale scandinavo che poterono continuare a rimanere ancorati ai loro principi e alle loro metodologie di lavoro. E' grazie all'incontro, all'amicizia e alla collaborazione con il Living Theatre che la Comuna Baires, ebrei etici del teatro ebbe la possibilità di continuare a sognare un mondo migliore e meno univoco. Da quando, nel 1973, si è imposta all'attenzione internazionale con Water Closet, la Comuna Baires si è affermata nella ricerca intorno al linguaggio teatrale che va dal teatro gestuale e cerimoniale, ai grandi quadri storici, dalla favola fino al comico e al grottesco: Pur essendo ispiratrice di molti movimenti teatrali, ha sempre affermato l'unicità di ogni esperienza creativa.

Nel teatro- con il coinvolgimento totale, fisico ed emotivo degli attori, l'interazione con il pubblico, i finali aperti - ma anche nelle forme della sua esistenza: la sperimentazione comunitaria, la contaminazione di varie culture, i temi, le idee, gli scioperi della fame, la scelta di un libertarismo coerente e la tensione a mettere in comunicazione individui e popoli diversi, la Comuna Baires oggi è una realtà al cui centro teatrale sono legate diverse iniziative culturali:
La Scuola Europea di Teatro e Cinema, centro di formazione per attori, registi, drammaturghi e sceneggiatori. Il Circolo Pickwick e la Casa Editrice della Peste con incontri periodici di scrittori e poeti Laboratorio di Cromografia e Laboratori Creativi per bambini. Pianeta C che in gemellaggio con la Federazione calcio Internazionale S.p.A Milano, promuove il progetto Calcio Comunicazione Creatività Cultura dell'Incontro.

Contraria ad ogni forma di strumentalizzazione del gesto creativo, ha sempre sostenuto l'essenza stessa del teatro come fatto politico e a questa convinzione si rifanno la storia, le lotte e la sua inesauribile passione per il possibile:
"… e la Comuna persiste mantenendo con ammirabile chiarezza la coscienza che l'arte senza la politica, in tutte le sue sfumature, non è vita ed è quindi inganno, e che la politica senza arte è condannata ad un'incessante sprofondare nella tristezza dell'essere senza senso".


(Julian Beck, Judith Malina - marzo 1981)






 

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