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Erano anni in cui il futuro dell'umanitą sembrava radioso.
I giovani sperimentavano nuovi modelli di socializzazione, pensando
fosse possibile fare la rivoluzione senza ricorrere all'uso della
violenza.
In quella atmosfera vibrante di sogni ed emozioni la scena pop-rock
inglese sfornava capolavori di ogni genere: il rock, il jazz, il
folk, la psichedelia raggiungevano sintesi inaspettate e bellissime.
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Nel 1972 questo straordinario
fermento iniziava una lenta quanto inesorabile decadenza. Stava prendendo
piede un altro modo d'intendere la musica, la ricerca diventava troppo
elaborata e la produzione risultava sinfonica, ridondante, barocca.
La tecnica andava a occupare lo spazio lasciato vuoto dalla fantasia
e dall'estro compositivo.
In quell'anno, in netta controtendenza estetica, usciva Pink Moon
di Nic Drake. Il giovane poeta musicista, dal carattere schivo e solitario,
aveva gią pubblicato gli album Five Leaves Left (69) e Bryter Later
(70).
Con Pink Moon raggiunge la piena maturitą d'autore. Il disco č un
affresco di musica ispirata e dolcissima dove Drake riscrive le pagine
della musica popolare inglese con una talento e una originalitą sorprendenti.
La poetica dei testi, quasi narrati
dalla pacata voce di Drake, s'innesta nelle matrici folk della chitarra
creando atmosfere soffici e diafane. Contemporaneamente Drake non
rinuncia alle proprie tendenze jazz, che si armonizzano spontaneamente
all'uso di strumenti antichi, propri del patrimonio tradizionale
britannico. Il risultato é altissimo, e lo accomuna agli altri grandi
interpreti del genere, Pentangle e Fairport Convention su tutti.
Nonostante il successo del disco
Drake si rifiuta di suonare dal vivo.
Sfugge la notorietą e si chiude in se stesso, cercando nella solitudine
risposte che gli anni settanta non erano in grado di dargli.
Dopo due anni sarą trovato morto
per overdose.
Una parabola comune a molti ragazzi della sua generazione.
Alessandro Bertante
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