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A volte fidarsi delle recensioni
funziona. Ci si porta a casa, pur non conoscendolo, qualcosa di
realmente prezioso. Solo perché qualche sconosciuto ne ha parlato
bene, lo ha descritto con toni entusiastici. Altre volte si ascolta
il disco, si legge il libro o si assiste ad uno spettacolo assai
caldeggiato e si desidera unicamente trovare l'indirizzo del caldeggiatore
per bruciarlo vivo.
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Quante volte è capitato?!
Il disco di cui vi parlo è difficile, complesso,
per un ascolto colto. Anzi per un as-colto (parente erudito di As
Fidanken).
Lo suona un nativo americano, un pelle rossa che lo intitola solo
col suo nome Robbie Robertson. Lo edita Geffen nel 1987 e lo produce
Daniel Lanois, una sorta di Re Mida del rock.
Questo moderno Toro Seduto con chitarra al posto dell'ascia di guerra
ha collaborato, in passato, con mostri sacri del calibro di Bob
Dylan. Ed è tutta qui la chiave di lettura. Ed è qui, nel suo brillante
esordio, che, come per contrappasso, altri mostri sacri tuttora
attivi gli danno manforte (gli U2 al gran completo e Peter Gabriel
compongono e suonano per lui in diversi brani).
Comprendete i riferimenti, dunque, le ispirazioni e ne goderete
la musica.
Il Rock è quella formula tutta americana fatta di basso, batteria,
chitarra e voce che estrapola da radici Blues fraseggi più complessi
uniti ad un atteggiamento schietto e senza fronzoli. Da qui mille
forme e mille sviluppi, e mille ancora ce ne saranno. Ma da qui
si parte. Questa è la radice, il roots. Da qui arriva Robbie Robertson
sfornando un disco come un calumè della pace.
Fumatevelo godendone il rigore formale, scopritene il messaggio
e in esso ritrovatevi.
Paolo Ornaghi
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