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Non voglio che sappiate che Fred Buscaglione è morto in un incidente
d'auto la mattina del 4 febbraio 1960 mentre, come un pazzo, si
scapicollava per Roma a bordo di una Ford Thunderbird rosa.
Vorrei che lo ricordaste vivo. Coi suoi sigari. La sua verve ridanciana.
Il suo essere duro e spaccone.
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Ferdinando Buscaglione, torinese, diplomato
in contrabbasso, violinista eccellente, quasi criminale. La sua
passione per le donne, il whisky, il gioco. Le botte come un gioco.
Che botte quella notte!
Fred impegnato su tutti i palcoscenici dell'Italia
pre-boom, in televisione, al cinema come attore, ed addirittura
in alcuni caroselli pubblicitari (quelli per la birra "Asso" e per
gli sciroppi "Fabbri"). I suoi baffi neri, il sigaro ed il gessato.
Il cappello Panama. La fronte alta e il sorriso fiero. Le sue canzoni
come un rap antesignano. Gli arrangiamenti sincopati, le scelte
armoniche ardite per lo stile dell'epoca, il raffinato amore per
uno swing sofferto e quasi livido.
Fred Buscaglione: "I found my love in Portofino...
perché nei baci credo ancor... non è più triste il mio cammino...
a Portofino ecc. ecc." la sua immagine di un'Italia che si incammina
sulla strada del quotidiano, fischiettando e commentando le notizie
del giorno, dal bar al salotto, dal negozio all'uscita della messa
domenicale.
Vorrei che vi restasse vicino con avventure e
suoni che non hanno età, ma che ancora ci rappresentano per modi
e comportamenti. Inutile commemorarlo: restano le canzoni, il rispetto
di tutti, il resto, l'inutile, il superfluo, se n'è andato con lui.
Quaranta anni dopo, avere un posto nella memoria collettiva anche
solo per il tempo di una sigaretta, non è cosa da poco: quanti artisti
di oggi potranno sperare tanto?
Paolo Ornaghi
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