|
Ha lavorato con personalità tanto diverse quali David Bowie, Talking
Heads, David Sylvian, Daryl Hall e gli Orb.
Ha concepito da solo e in coppia con Brian Eno esperimenti che stanno
a fondamento della musica elettronica attuale. Ha influenzato diverse
generazioni di musicisti che spesso non hanno esitato a riconoscere
pubblicamente il loro debito. Ha dichiarato di ascoltare Pantera
e Nirvana con la stessa attenzione con cui studia Bartok o Stravinskij,
anche se c'è chi lo ha accusato di aver imbastardito il rock con
contaminazioni classico-romantiche.
|
|
| Avrete già capito che sto parlando
di Robert Fripp, uno dei più fini cervelli dell'intero panorama musicale
contemporaneo, un chitarrista le cui attività soliste e collaterali
sarebbero sufficienti ad assicurargli un posto di rilievo nelle cronache
musicali degli ultimi trent'anni, ma il cui nome resta indissolubilmente
associato al suo progetto maggiore, di cui ha sempre rifiutato il
ruolo di leader pur essendone l'indiscusso e sovente dispotico principale
architetto: i King Crimson.
Il gruppo ha riscosso e riscuote un successo
tale da far rodere d'invidia quanti ritengono che il rock debba
essere un liso giubbotto di pelle, e non un elefante a pallini rosa
(Barret docet) o una mongolfiera orbitante attorno a Saturno. Proprio
questo è il chiodo fisso di Fripp: non tenere in alcun conto blues,
né tantomeno la regola dei 4/4, bensì utilizzare sistematicamente
tempi dispari, progressioni sghembe e dissonanti, scale velocissime,
fischi di larsen e riff intricati oltre la norma. A ben udire, tuttavia,
la chitarra di Fripp è anche quanto di più sobrio ed anti-barocco
sia possibile concepire.
Fra le molte personalità senza paraocchi che,
sul finire degli anni '60, lodarono ed espressero l'intenzione di
lavorare con un sì audace musicista figurava del resto un tal Jimi
Hendrix... Detto questo detto tutto. A buon intenditore non si guarda
in bocca.
Paolo Ornaghi
|