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Alessandra C ha scritto Webmaster, un romanzo.
Ma si tratta di un romanzo particolare. Il suo stile narrativo è
consapevolmente influenzato dal linguaggio Web: le conversazioni
sono sincopate, frammentate dalle pause proprie della comunicazione
domanda-risposta con un interlocutore lontano.
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Si confondono le personalità, i protagonisti
comunicano prevalentemente usando "Nick Name", le identità fittizie
dei frequentatori di Internet.
Il concetto di spazio perde di consistenza, chiunque, se lo desidera,
può essere raggiunto in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento,
influenzando la struttura stessa della narrazione. Questo modo di
esprimersi è sembrato blasfemo ai puristi. Che fesseria. Detesto
chi pretende di giudicare ciò che è letterario e ciò che non lo
è.
Il linguaggio Web sta diventando sempre più diffuso, specie tra
i più giovani, ed è lecito dedurre che questa diffusione influenzi,
per osmosi culturale, anche la parola scritta. Nell'era contemporanea
è la letteratura che mima la lingua, non il contrario.
Magari Alessandra poteva curare di più i dialoghi, non cadere in
ripetuti schematismi, ma saranno problemi suoi e della sua carriera
di scrittrice, spero lunga e soddisfacente. Io mi sono anche divertito
durante la lettura: la trama era curiosa, riusciva a rivestire di
giallo uno spaccato di vita Hackers, più o meno credibile.
Ottimi anche i gruppi musicali che fanno da sottofondo alla trama:
la crema dell' "Indipendent Music" anni Ottanta - Novanta. Mi hanno
ricordato tante cose. Cose formative per uno scrittore.
Senza falsa cortesia Webmaster mi è sembrato
un lavoro coraggioso. Un romanzo che rende merito ad Alessandra
e alla sua piccola Casa Editrice milanese, Addiction. La quale insiste
a pubblicare produzioni letterarie di esordienti, dando spazio a
storie che difficilmente da altre parti sarebbero raccontate. Storie
belle o brutte, ma comunque letteratura.
Alessandro Bertante
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