Un omicidio misterioso
turba la polizia di Edimburgo.
Responsabile delle indagini viene nominato il sergente Bruce Roberston,
il lercio.
Dopo lo straordinario successo di Traispotting, Irvine Welsh era un
sorvegliato speciale.
Avrebbe potuto deludere, non essere all'altezza della propria giustificata
fama. Niente di tutto questo: il lercio è, nel suo genere, un capolavoro.
Per varie ragioni. |
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La prosa è energica e fantasiosa, sia nelle situazioni
di gruppo che nei momenti più intimi Welsh ci convince con il suo
sarcasmo e la sua notevole facilità di narrazione.
Le invenzioni letterarie non sono mai scontate mentre la storia
-quasi vivesse di un moto proprio- viaggia veloce verso il finale
ad alta intensità emotiva.
"Il lercio" è un continuo insulto a tutti i più radicati dettami
del politically correct, una piacevole ventata di incontrollabile
molestia narrativa.
I protagonisti sono tutti brutti, sporchi, cattivi, insoddisfatti
membri di una società marcia fino al collo.
I poliziotti sono i peggiori di tutti e il poliziotto peggiore è
lui: Bruce "Robbo" Roberston, un personaggio indimenticabile, schifoso,
falso e perdente, inevitabilmente umano, anche negli eccessi.
La giovane letteratura inglese non è una invenzione ma lo splendido
riflesso di una fertilità culturale che in Italia possiamo solamente
invidiare.
Irvine Weelsh ne è lo scrittore di punta, un autore maturo, consapevole
del proprio talento, a tratti smisurato. Come un fiume in piena.
Alessandro Bertante
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