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"Ho una nuova tecnica di vita. Mi alzo alle sette,
vado in ufficio, sego le persone fino all'una. Mangio, nel pomeriggio
lavoro, di sera parlo con i top manager. Alle nove sono a casa e
mi schianto nel letto. E sogno mio padre. Non so perché ma sogno
mio padre.
A mezzanotte suona la sveglia, esco, guardo le puttane, vado in
un locale, esco, vado in un altro locale, mi faccio un'altra birra.
Di tanto in tanto conosco una femmina. Alle tre rincaso e mi riaddormento.
Mi alzo alle sette"
(...)
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"Penso a Laura. Odiavo la sua incapacità di
sostare nell'attimo, e di trastullarsi con l'infinito. Con lei mi
ero ammalato di una forma nuova di stress. Si alzava da tavola prima
di quando avrei desiderato che accadesse. Si alzava dal letto prima
di quando avrei desiderato che accadesse.
Scendeva dall'auto prima che fosse ferma. In strada il suo passo
era una folle corsa verso l'adempimento. In mancanza di adempimento,
in strada il suo passo era una folle corsa verso l'ignoto. Puliva
la casa nel tempo che impiegavo per fare una telefonata. Un giorno
la vedo leggere un libro in treno. Mi alzo, vado al bagno, orino,
ritorno nello scompartimento. Ho impiegato circa due minuti. Aveva
già letto venti pagine. In una notte era capace di studiare, andare
in palestra, farsi un aperitivo, telefonare a cinque amiche, visitarne
una, passare a salutare la nonna, uscire a cena, passare un attimo
al Virgin Megastore "che devo comprare un cd per il compleanno della
Carla", andare a una festa, che palle andiamo in discoteca, altre
tre telefonate, farsi un panino verso le quattro del mattino, dibattere
della difficoltà di trovare un lavoro alle cinque con cinque stronzi
in macchina, girare tutta Milano per cercare un posto dove guardare
l'alba, rincasare, farsi una doccia, accendere la televisione, bere
acqua, trombare per tre ore di fila, addormentarsi. Svegliarsi e
ricominciare.
Era una donna eccezionale e un mostro".
Petite
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